alt img

Da luogo a location

Luoghi e architetture del cinema: un’introduzione al numero 4/2018 di Archi


Il numero estivo di Archi affronta una tematica che negli ultimi anni sta suscitando sempre più interesse: il legame tra cinema e architettura, e le numerose sfumature che caratterizzano il dialogo tra queste due discipline.

La connessione tra cinema e architettura si manifesta, ad una prima analisi, già a livello di modus operandi: emerge infatti un’analogia nel modo di operare della progettazione architettonica e il procedimento che porta alla produzione di un film. Inoltre, «entrambe sono pratiche che affrontano la progettualità dello spazio ed è nella loro natura pre-vedere: se la sceneggiatura è alla base del film, il disegno definisce l’edificio», afferma la direttrice di Archi Mercedes Daguerre nel suo editoriale.

Il cinema è inoltre divenuto nel tempo un vero e proprio strumento di ricerca e testimonianza delle trasformazioni di un territorio e nel numero 4/2018 di Archi viene posto particolare accento sul territorio del Canton Ticino. Grazie a una selezione di progetti, tra cui — per citare due esempi — il PalaCinema di Locarno e la Sede Cineteca svizzera, il numero di agosto indaga criticamente il ruolo del cinema quale scrigno della memoria collettiva ma anche quale strumento di registrazione delle peculiarità e delle mutazioni del territorio ticinese.

Di territorio ticinese e cinema si parla anche nell'intervista di Sara Groisman a Nicola Pini, Presidente della Ticino Film Commission, di cui riportiamo di seguito un breve estratto.

Che un territorio diventi spazio cinematografico non dipende solo dalle scelte dei registi, ma anche dalle politiche economiche attuate dalle regioni per attirarvi le produzioni. In Ticino questo lavoro è condotto dalla locale Film Commission, prima del suo genere in Svizzera. La Ticino Film Commission, è «un progetto di politica economica, non culturale» – che si pone due obiettivi: «consolidare e incentivare la filiera dell’audiovisivo ticinese» e «attirare la produzione audiovisiva nazionale o internazionale in Ticino, così da creare lavoro, portare indotto economico sul territorio e dare visibilità turistica alle nostre destinazioni passando per le emozioni di un racconto audiovisivo».

Quali sono gli aspetti del Ticino su cui mirate nel dialogo con le produzioni?

Abbiamo la fortuna di avere un territorio bello e variegato: percorrendo tragitti relativamente brevi si va dall’alta montagna alla città, dalle palme ai boschi, dalle valli con paesini dove ti sembra di essere ancora nell’Ottocento ad appartamenti moderni; questa bellezza e varietà, insieme all’efficienza operativa, ai professionisti sul territorio e al servizio di accompagnamento, ci permette di essere attrattivi.

Avete già preso in considerazione una collaborazione con il mondo dell’architettura?

Per ora ci sono stati contatti puntuali, legati a luoghi specifici, ma vorremmo approfondire la cosa, ad esempio tramite l’Accademia d’architettura di Mendrisio, l’associazione di categoria o i singoli professionisti. Questa intervista è una buona occasione per invitare gli architetti ad aiutarci a rimpolpare la Location Guidegrazie al loro occhio attento e sensibile al territorio – un occhio evidentemente diverso rispetto a quello di registi o produttori. Penso anche che per loro possa essere valorizzante mettere a disposizione una propria creazione e vederla in un film. L’operazione che abbiamo fatto con Mister Felicità di Siani, ambientato anche al LAC, è stata molto positiva: è stato bello far conoscere l’edificio a milioni di persone.

Nella foto: un momento dell'allestimento dello schermo progettato da Livio Vacchini in Piazza Grande nel 1971. Photo Credit: Jul Keyser.