Ci sono edifici che sembrano avulsi dalla logica ambientale in cui sono inseriti e custodiscono un'aura misteriosa. 

Sono luoghi “metafisici”, agonizzanti superstiti di mondi ormai svaniti o curiosi oggetti alieni, che sembrano provenire da mondi futuri possibili.

Sono spazi, geometrie, materie che compongono atmosfere sospese, al confine fra la concretezza e il sogno, fra il reale e l'invisibile.

Luoghi “metafisici”: fantasmi del passato e visioni dal futuro

Con i suoi ampi spazi comuni, le sue forme monumentali, la pulizia geometrica, il sapiente gioco di pieni e vuoti, e degli accostamenti cromatici, il complesso abitativo progettato dall'architetto Botta a Novazzano conserva un certo fascino avveniristico, da città utopica (o distopica).

L'immenso spazio vuoto centrale e i piloni slabbrati fanno pensare alle rovine di un tempio antico, o a un magnifico teatro dismesso. Il contrasto fra la maestosità dell'elevazione e la calma dell'abbandono lo rende un malinconico paesaggio della mente: “siamo già l'oblio che saremo”.

Come un'astronave aliena calata dallo spazio, il Centro Ovale rompe la monotonia geometrica circostante, trasfigurando svincoli e rotatorie. Dentro, l'imponente guscio di beton accoglie un'elevazione multipiano, le cui forme irregolari e organiche disegnano un'atmosfera insieme arcaica e futuribile.

C'è qualcosa di magnetico nella vastità di questi spazi, in cui sembrano riecheggiare ancora i suoni del passato, le vibrazioni meccaniche, l'operoso brulicare di corpi e macchine. Questo luogo affascinante, simile a un gigantesco leviatano in decomposizione, ispira ancora grande rispetto.

Un periscopio che esplora il giro d'orizzonte del futuro e si erge nel paesaggio come una colossale scultura in torsione. Una torre di spettacolare precisione e nuda complessità, che osa rivaleggiare con le poderose asperità delle montagne.

Un oggetto enigmatico che desta curiosità per la sua collocazione nel paesaggio. Il rigore delle proporzioni e l'imponenza ieratica ricordano un edificio romanico. Gli interni spogli, illuminati solo dalla luce diffusa che penetra dall'alto e cancella le ombre, invitano alla contemplazione.

Questa storia è stata redatta da

Francesco Rizzi

Francesco Rizzi è uno sceneggiatore e regista ticinese. Dopo gli studi in Letteratura e Storia dell'Arte a Friburgo, si è diplomato in Regia cinematografica a Roma. Attualmente vive e lavora tra il Ticino e Zurigo.